Victor Jara: Estadio de Chile

Pubblicato: 09/10/2013 in Chile 11-09-1973, Victor Jara
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300px-Victor_1(1)Victor Jara (1932-1973) era cantante e uomo di teatro, fu autore di canzoni che parlavano soprattutto della vita della gente umile, dell’amore ma anche dell’impegno civile e politico. L’11 settembre 1973 , fu arrestato dai militari fascisti di Pinochet e imprigionato nel famigerato Estadio Nacional de Chile (detto semplicemente “Estadio Chile”). Vi rimase fino al 16 settembre, e in quei terribili giorni, con mezzi di fortuna, continuò a comporre canzoni e poesie. “Estadio de Chile” fu la sua ultima (gli fu trovata in tasca).
Qualche giorno dopo averla scritta gli furono prima spezzate e poi tagliate le mani in mezzo alle grida di scherno di gli sgherri di merda di Pinochet (“Su, cantaci una canzoncina ora!”). Immediatamente dopo fu assassinato.
Lo stadio di Santiago ora si chiama Estadio Víctor Jara

Somos cinco mil aquíen esta pequeña parte la ciudad.Somos cinco mil.¿Cuántos somos en totalen las ciudades y en todo el país?Sólo aquí,diez mil manos que siembrany hacen andar las fábricas.Cuánta humanidadcon hambre, frío, pánico, dolor,presión moral, terror y locura.
Seis de los nuestros se perdieronen el espacio de las estrellas.Uno muerto, un golpeado como jamás creíse podría golpear a un ser humano.Los otros cuatro quisieron quitarsetodos los temores,uno saltando al vacío,otro golpeándose la cabeza contra un muropero todos con la mirada fija en la muerte.¡Qué espanto produce el rostro del fascismo!Llevan a cabo sus planes con precisión arterasin importarles nada.La sangre para ellos son medallas.La matanza es un acto de heroísmo.¿Es este el mundo que creaste, Dios mío?¿Para esto tus siete días de asombro y de trabajo?En estas cuatro murallas sólo existe un númeroque no progresa.Que lentamente querrá más la muerte.
Pero de pronto me golpea la conscienciay veo esta marea sin latidoy veo el pulso de las máquinasy los militares mostrando su rostro de matronallena de dulzura.¿Y México, Cuba y el mundo?¡Qué griten esta ignominia!Somos diez mil manosmenos que no producen.¿Cuántos somos en toda la patria?La sangre del compañero Presidentegolpea más fuerte que bombas y metrallas.Así golpeará nuestro puño nuevamente.
Canto, qué mal me sabescuando tengo que cantar espanto.Espanto como el que vivocomo el que muero, espanto.De verme entre tantos y tantosmomentos de infinitoen que el silencio y el gritoson las metas de este canto.Lo que veo nunca vi.Lo que he sentido y lo que sientoharán brotar el momento…
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Siamo in cinquemila, qui,In questa piccola parte della città.Siamo in cinquemila.Quanti siamo, in totale,Nelle città di tutto il paese?Solo quiDiecimila mani che seminanoE fanno marciare le fabbriche.Quanta umanitàIn preda alla fame, al freddo, alla paura, al dolore,Alla pressione morale, al terrore, alla pazzia.
Sei dei nostri si son persiNello spazio stellare.Uno morto, uno colpito come non avevo mai credutoSi potesse colpire un essere umano.Gli altri quattro hanno voluto togliersiTutte le paureUno saltando nel vuoto,Un altro sbattendosi la testa contro un muro,Ma tutti con lo sguardo fisso alla morte.Che spavento fa il volto del fascismo!Portano a termine i loro piani con precisione professionaleE non gl’importa di nulla.Il sangue, per loro, son medaglie.La strage è un atto di eroismo.È questo il mondo che hai creato, mio Dio?Per tutto questo i tuoi sette giorni di riposo e di lavoro?Tra queste quattro mura c’è solo un numeroChe non aumenta.Che, lentamente, vorrà ancor più la morte.
Ma all’improvviso mi colpisce la coscienzaE vedo questa marea mutaE vedo il pulsare delle macchineE i militari che mostrano il loro volto di matronaPieno di dolcezza.E il Messico, Cuba e il mondo?Che urlino questa ignominia!Siamo diecimila maniIn meno che producono.Quanti saremo in tutta la patria?Il sangue del Compagno PresidenteColpisce più forte che le bombe e le mitraglia.Così colpirà di nuovo il nostro pugno.
Canto, che cattivo sapore haiQuando devo cantar la paura.Paura come quella che vivo,Come quella che muoio, paura.Di vedermi fra tanti e tantimomenti di infinitoin cui il silenzio e il gridosono i fini di questo canto.Ciò che ho sentito e che sentoFarà sbocciare il momento.

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