STRAGE DI TLATELOLCO la notte in cui “le scarpe lasciavano impronte di sangue sul suolo”

Pubblicato: 10/02/2013 in Crimini dell'imperialismo
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Mercoledì 2 ottobre 1968, Città del Messico

Nt-tlatelolco-massacre

L’oscurità genera la violenza
e la violenza ha bisogno di oscurità
per diventare crimine.
Per questo il due di ottobre attese la sera
perchè nessuno vedesse la mano che impugnava
l’arma, ma solo i colpi che sparò.
[Memorial de Tlatelolco di Rosario Castellanos]

La “Noche Triste” iniziò con un lancio di bengala. Quando la loro luce illuminò la notte, diecimila persone alzarono lo sguardo spaventate e cominciarono a correre.
Erano soprattutto studenti e, con loro, operai, lavoratori, uomini e donne, madri con i bambini in braccio, ragazzini ed anziani, tutti seduti a terra per partecipare all’assemblea indetta dagli studenti, che davano voce alla loro protesta. C’erano poi i venditori ambulanti, coloro che in piazza ci abitavano e quelli che, per curiosità, erano andati a “dare un’occhiata”.
Fino a quel momento l’atmosfera era stata abbastanza tranquilla, nonostante la massiccia presenza della polizia, dell’esercito e delle unità antiguerriglia urbana, che avevano organizzato un massiccio spiegamento di forze.
Gli interventi si stavano succedendo dalle 5 e mezzo del pomeriggio, il contingente operaio dei ferrocarrileros, con gli striscioni in appoggio alla lotta del Movimento Studentesco, era già entrato nella piazza fra gli applausi della folla e ormai si era fatto buio. Sul palco c’era Vega, uno studente dell’Istituto Politecnico nazionale, che comunicava indicazioni organizzative sulla marcia di protesta, che si sarebbe tenuta il giorno successivo, quando la notte divenne giorno. Un giorno cattivo e crudo alla luce dei bengala.
fr-sabra-et-shatilaLa gente spaventata aveva appena iniziato a correre, quando esplosero i primi spari. Una corsa inutile, perché tutte le uscite dalla piazza erano presidiate dalle forze armate. Il fuoco intensificò la sua potenza e, per 29 lunghissimi minuti fu l’inferno: fuoco serrato da tutti i lati e dall’alto di un edificio della Unidad de Tlatelolco, raffiche ininterrotte di mitragliatrici dai carri armati e dai blindati, che avanzavano impietosamente sulla piazza.
L’«Excélsior» di giovedì 3 ottobre 1968 scrisse: “nessuno vide da dove partirono i primi spari. Però la maggioranza dei manifestanti assicurano che i soldati iniziarono a sparare senza alcun preavviso[…]” e prosegue “Si calcola che parteciparono almeno 5000 soldati e molti agenti di polizia, quasi tutti in baiti civili. Come contrassegno avevano un fazzoletto avvolto nella mano destra. Così si identificavano l’un l’altro per non spararsi a vicenda […] il fuoco intenso durò 29 minuti. Poi gli spari decrebbero, senza però cessare […] l’esercito impedì di fotografare i corpi delle vittime rimaste sulla piazza”
Il massacro fu giustificato da tutti i settori governamentali, i più beceri con eclatanti dichiarazioni pubbliche, gli altri con un profondo silenzio complice. Nessuna voce ufficiale di protesta si levò contro la strage di Tlatelolco. I documenti ufficiali parlarono di 39 morti ma sulla piazza si seccò il sangue calpestato di centinaia di persone: studenti, uomini, donne bambini e anziani. Eduardo Galeano ha scritto: “il 2 ottobre 1968 a Tlatelolco le scarpe lasciavano impronte di sangue sul suolo”.
Su quel sangue nacque il gruppo armato “Liga 23 septiembre” e i movimenti guerriglieri che poi si rifugiarono nelle montagne del sud est. Il leader più conosciuto di quest’epoca fu Lucio Cabanas che con il suo gruppo sequestrò il governatore dello Stato del Guerrero. Uno dei primi rapimenti politici, fu risolto brutalmente dall’esercito nel 1974.
L’eco della strage fu enorme in tutto il mondo. Innumerevoli manifestazioni studentesche furono organizzate in Europa e negli Usa in solidarietà con gli studenti messicani.
1342083708385smith___carlosmediaMa gli echi internazionali del massacro, l’indignazione, le proteste, le manifestazioni in tutto il mondo non impedirono comunque la regolare apertura dei giochi olimpici, che iniziarono a Città del Messico il 12 ottobre 1968, dieci giorni dopo la strage di Tlatelolco.
Furono le olimpiadi più politicizate della storia, agli echi del massacro si unì la lotta dei neri americani, il cui momento più significativo fu il pugno alzato guantato di nero (simbolo della lotta delle Black Panters) di Tommie Smith e John Carlos immobili sul podio dei vincitori.

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