15 ottobre: in ricordo di Thomas Sankara

Pubblicato: 10/15/2013 in Memoria
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« Per l'imperialismo è più importante dominarci culturalmente che militarmente. La dominazione culturale è la più flessibile, la più efficace, la meno costosa. Il nostro compito consiste nel decolonizzare la nostra mentalità. » (Thomas Sankara)

« Per l’imperialismo è più importante dominarci culturalmente che militarmente. La dominazione culturale è la più flessibile, la più efficace, la meno costosa. Il nostro compito consiste nel decolonizzare la nostra mentalità. »
(Thomas Sankara)

“Senza una trasformazione qualitativa di chi è chiamato ad essere artefice della rivoluzione è praticamente impossibile creare una società nuova priva di corruzione, furto, menzogna, e individualismo. Dobbiamo sforzarci di far coincidere i nostri atti con le nostre parole”
(Thomas Sankara)

Il 15 ottobre 1987 Thomas Sankara fu ucciso insieme a dodici ufficiali, in un colpo di stato organizzato da un suo ex compagno d’armi (e poi suo braccio destro), l’attuale presidente del Burkina Faso, Blaise Compaoré con l’appoggio di Francia e Stati Uniti d’America. I compagni uccisi con lui erano: Noufou Sawadogo, Amadé Sawadogo, Abdoulaye Guem, Der Somda, Wallilaye Ouédraogo, Emmanuel Bationo, Paténema Soré, Frédéric Kiemdé, Bonaventure Compaoré, Paulin Bamouni, Christophe Saba, Sibiri Zagré.

 

 

Thomas Sankara e la lotta alla povertà

Leader politico di uno dei Paesi più poveri del mondo, ovvero l’Alto Volta (da lui rinominato Burkina Faso), il Che Guevara africano, come fu ribattezzato, si concentrò nella lotta alla povertà, tramite una estensiva battaglia a tutto ciò che comportava una distorta distribuzione del reddito nazionale (come la corruzione o i privilegi tribali) o ostacolare la progressione sociale delle classi più povere della società (come l’assenza di beni pubblici fondamentali, quali la sanità e l’istruzione, che inducono il persistere di diseguaglianze nelle opportunità sociali). Dichiarò: “parlo in nome delle madri che nei nostri Paesi impoveriti vedono i propri figli morire di malaria o di diarrea, senza sapere dei semplici mezzi che la scienza delle multinazionali non offre loro, preferendo investire nei laboratori cosmetici o nella chirurgia plastica a beneficio del capriccio di pochi uomini e donne il cui fascino è minacciato dagli eccessi di assunzione calorica nei loro pasti, così abbondanti e regolari da dare le vertigini a noi del Sahel”.

Per combattere la povertà, la malnutrizione e l’assenza di cure sanitarie lottò contro la corruzione, promosse la riforestazione, l’accesso all’acqua potabile per tutti, e fece dell’educazione e della salute le priorità del suo governo.Soppresse molti dei privilegi detenuti sia dai capi tribali, sia dai politici, e attraverso dichiarazioni e gesti molto chiari, applicò con grande coerenza le sue idee. Ad esempio:

– il suo governo incluse un grande numero di donne, condannò l’infibulazione e la poligamia, promosse la contraccezione. Fu il primo governo africano a dichiarare che l’AIDS era la più grande minaccia per l’Africa;

– fece costruire centri sanitari in ogni villaggio burkinabé (l’Unicef definì la campagna di vaccinazione effettuata sui bambini, la più grande registrata nel mondo) e cantieri per opere idrauliche, creando un Ministero dell’Acqua;

– vendette la maggior parte delle Mercedes in forza al governo e proclamò l’economica Renault 5, l’automobile ufficiale dei ministri;

– volle realizzare la “ferrovia del Sahel”, una linea che collega Ouagadougou al confine con il Niger, nonostante molti economisti non lo ritenessero un progetto redditizio. Tale opera, successivamente ampliata, costituisce tuttora la principale via di comunicazione del Paese.

Convinto, nel solco del socialismo africano, dell’importanza di far avanzare dal basso la rivoluzione, creò i CDR (comités de défense de la révolution), ai quali tutti i cittadini dell’area di competenza potevano partecipare, e che avevano il compito di gestire le questioni locali, ma soprattutto i progetti di autosufficienza alimentare e di sviluppo di interesse locale. Tali comitati territoriali di base erano coordinati, ma soltanto in una mera ottica di supporto tecnico e finanziario, dal CNR (conseil national de la révolution).
Fu anch’egli un convinto panafricanista. E il suo panafricanismo è il più chiaro esempio di un progetto che non era venato da nazionalismo, ma molto più semplicemente dall’ottica di rafforzare la possibilità dell’Africa di far valere le sue rivendicazioni internazionali. In un discorso tenuto ad Addis Abeba, suggerì l’istituzione di un nuovo fronte economico africano che si potesse contrapporre a quello europeo e statunitense, con l’obiettivo di cancellare il debito estero che strangola le possibilità di sviluppo dei Paesi africani.
Nel suo caso, le politiche che condusse non furono un fallimento ma, anzi, uno straordinario successo. La malnutrizione, la sete (tramite la costruzione di pozzi da parte dei CDR si ottenne l’obiettivo di garantire 10 litri di acqua al giorno per abitante), le malattie e l’analfabetismo (che passò dal 95% all’80% per gli uomini) si ridussero. Tanti furono i successi che le potenze imperialistiche tentarono più volte di rovesciarlo, con i governi filo francesi di Costa d’Avorio e Mali che più volte lanciarono operazioni militari contro il Burkina Faso. Nel 1987 verrà assassinato durante un colpo di Stato militare, nel quale il Governo francese, ai tempi guidato da Mitterrand, è molto probabilmente implicato.
Da http://ilmarxismolibertario.wordpress.com/2011/06/03/il-socialismo-africano-brevi-spunti-di-riflessione/

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