La Comune di Parigi – La « settimana di sangue » (21-28 maggio)

Pubblicato: 05/21/2014 in Comune di Parigi, Rivoluzioni e Rivolte
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comune3“Abbasso i tiepidi e i codardi La rivoluzione è di chi si alza col sole. Avanti!”

Alza la testa dalle tue lastre! Fatti vedere, fotografo della realtà! Muoviti! Sta sorgendo un nuovo mondo! Strappati alle tue abitudini stantie! La vita è fuori! E’ bel tempo! Parigi insorge e sta per battersi! Le teste gallonate sono in rotta! Il signor Thiers se l’è data a gambe per Versailles! Insomma, siamo a casa nostra! Una forza nuova abbatterà la miseria! Il socialismo è una linfa che appartiene a tutti! La modernità strapperà l’uomo alla sua ganga d’immobilismo! Apri le finestre! Fa luce! Guarda le strade del quartiere impavesato con la sola stridenza della bandiera rossa! Tutta la città è in sintonia con la Rivolta! Stavolta è fatta! L’istruzione sradicherà l’analfabetismo! Lo sviluppo dell’industria darà lavoro a tutti coloro che hanno buzzo buono, e l’utensile, rimesso nelle mani degli operai, sonerà l’ora della spartizione!

JEAN VAUTRIN: IL GRIDO DEL POPOLO

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LA COMUNE DI PARIGI
In occasione del ventesimo anniversario (Londra, 18 marzo 1891)

[stralci da: Friedrich Engels, Introduzione all’edizione tedesca del 1891 della Guerra civile in Francia di Marx]

Il 28 maggio gli ultimi combattenti della Comune soccombevano a forze soverchianti sulle pendici di Belleville, e già due giorni dopo, il 30, Marx leggeva al Consiglio generale lo scritto nel quale l’importanza storica della Comune di Parigi è esposta in tratti brevi, forti, ma così acuti e soprattutto così veri, come non si è mai più riusciti a fare in tutta la enorme letteratura sull’argomento (..)
Fu la prima volta che la borghesia mostrò a quale dissennata crudeltà di vendetta essa può venir spinta appena il proletariato osa levarsi davanti ad essa come classe a parte, con interessi propri e con proprie rivendicazioni. Eppure il 1848 non fu che giuco da ragazzi in confronto con la furia del 1871. (..)
Il 26 marzo fu eletta e il 28 proclamata la Comune di Parigi. (..)
Il 30 marzo la Comune abolì la coscrizione e l’esercito permanente e proclamò che la Guardia nazionale, nella quale dovevano arruolarsi tutti i cittadini atti alle armi, sarebbe stata la sola forza armata. (..)
Il primo aprile venne deciso che lo stipendio più elevato di un impiegato della Comune, compreso dunque quello dei suoi stessi membri, non dovesse superare i 6.000 franchi. (..) l’8 aprile fu deciso di bandire dalle scuole i simboli religiosi, immagini, dogmi, preghiere, insomma “tutto ciò che rientra nel campo della coscienza individuale”, e la misura venne a poco a poco attuata.  (..)
il “Muro dei federati” nel cimitero di Pere Lachaise, dove fu consumato l’ultimo eccidio di massa, rimane ancora oggi un muto eloquente documento della furibonda follia di cui è capace la classe dominate appena il proletariato osa farsi innanzi per far valere i propri diritti. (..)
la cosa più difficile a capire è il sacro rispetto col quale ci si arrestò riverentemente davanti alle porte della Banca di Francia. Questo fu anche un grave errore politico. La banca in mano alla Comune valeva più di diecimila ostaggi. (..)
occorreva prima di tutto l’accentramento più rigoroso, dittatoriale, di ogni potere nelle mani del nuovo governo rivoluzionario (..) La Comune dovette riconoscere sin da principio che la classe operaia, una volta giunta al potere, non può continuare ad amministrare con  la vecchia macchina statale; che la classe operaia, per non perdere di nuovo il potere appena conquistato, da una parte deve eliminare tutto il vecchio macchinario repressivo già sfruttato contro di essa, e d’altra parte deve assicurarsi contro i propri deputati e impiegati, dichiarandoli revocabili senza alcuna eccezione e in ogni momento. (..)
assegnò selettivamente tutti gli impieghi, amministrativi, giudiziari, educativi, per suffragio generale degli interessati e con diritto costante di revoca da parte di questi. (..) era posto un freno sicuro alla caccia agli impieghi e al carrierismo, anche senza i mandati imperativi per i delegati ai corpi rappresentativi (..)
lo Stato non è in realtà che una macchina per l’oppressione di una classe da parte di un’altra, nella repubblica democratica non meno che nella monarchia; (..)
Il filisteo socialdemocratico recentemente si è sentito preso ancora una volta da salutare terrore sentendo l’espressione: dittatura del proletariato. Ebbene, signori, volete sapere come è questa dittatura? Guardate la Comune di Parigi. Questa fu la dittatura del proletariato.

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LETTERA DI MARX A WEYDEMEYER ( 5/3/1852)

… Al tuo posto osserverei, a proposito dei signori democratici en général, che costoro farebbero meglio a prendere conoscenza della letteratura borghese, prima di pretendere di abbaiare contro chi ne è l’antagonista. Questi signori per esempio dovrebbero studiare le opere storiche di Thierry, Guizot, John Wade ecc., per informarsi sulla passata “storia delle classi”. Dovrebbero prendere conoscenza degli elementi primi dell’economia politica, prima di mettersi a criticare la critica dell’economia politica. Per esempio basta aprire la grande opera di Ricardo per trovare in prima pagina le parole con cui egli apre la prefazione.

“Il prodotto della terra, tutto quanto viene ottenuto dalla sua superficie con l’applicazione unita di lavoro, macchine e capitale, si distribuisce tra tre classi della comunità; cioè il proprietario della terra, il proprietario del capitale necessario a coltivarla, e gli operai con il cui lavoro la terra viene coltivata”.

Ora, quanto poco la società borghese sia maturata negli Stati Uniti per rendere evidente e comprensibile la lotta delle classi, di ciò fornisce la dimostrazione più brillante C. H. Garey (di Philadelphia), l’unico importante economista nordamericano. Egli attacca Ricardo, il rappresentante più classico della borghesia e l’avversario più stoico del proletariato, come un uomo la cui opera sarebbe l’arsenale per gli anarchici, i socialisti, insomma per tutti i nemici dell’ordinamento borghese. Egli rimprovera non solo a lui ma anche a Malthus, MilI, Say, Torrens, Wakefield, MacCulloch, Senior, Whaiely, R. Jones ecc., questi capifila dell’economia in Europa, di dilaniare la società e di preparare la guerra civile, quando dimostrano che i fondamenti economici delle varie classi debbono provocare tra loro un antagonismo necessario e sempre crescente. Egli cerca di confutarli, non certo come lo sciocco Heinzen collegando l’esistenza delle classi all’esistenza di privilegi e monopoli politici, bensì cercando di dimostrare che le condizioni economiche: rendita (proprietà fondiaria), profitto (capitale) e salario (lavoro salariato), invece di essere condizioni della lotta e dell’antagonismo, sono piuttosto condizioni di associazione ed armonia. Naturalmente egli non fa che dimostrare che le condizioni “non sviluppate” degli Stati Uniti sono per lui le “condizioni normali”.

Per quanto mi riguarda, non a me compete il merito di aver scoperto l’esistenza delle classi nella società moderna e la loro lotta reciproca. Molto tempo prima di me, storiografi borghesi hanno descritto lo sviluppo storico di questa lotta delle classi ed economisti borghesi la loro anatomia economica. Ciò che io ho fatto di nuovo è stato: 1) dimostrare che l’esistenza delle classi è legata puramente adeterminate fasi storiche di sviluppo della produzione; 2) che la lotta delle classi conduce necessariamente alla dittatura del proletariato; 3) che questa dittatura medesima non costituisce se non il passaggio all’abolizione di tutte le classi e a una società senza classi. Mascalzoni ignoranti come Heinzen, i quali non solo negano la lotta, ma persino l’esistenza delle classi, dimostrano soltanto, nonostante i loro latrati sanguinari e le loro pose umanistiche, di ritenere le condizioni sociali nelle quali la borghesia domina come il prodotto ultimo, come il non plus ultra della storia, di non essere che servi della borghesia, una servitù che è tanto più ripugnante, quanto meno questi straccioni riescono a capire anche solo la grandezza e la necessità transitoria del regime borghese stesso. …

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Siamo nella primavera del 1871. La guerra Franco-Prussiana, era terminata con la sconfitta della Francia a Sedan e con durissime condizioni di resa. I parigini (avevano subìto l’assedio dei prussiani e resistito per 5 mesi combattendo con le truppe regolari monarchiche nel corpo di volontari armati denominati “Guardia Nazionale”), avevano vissuto anche un cambiamento di regime: la caduta della monarchia e la proclamazione della repubblica. Ma, come spesso accade, tutto si era risolto in un semplice avvicendamento di persone al potere, che appartenevano per lo più alla stessa classe dirigente.

Decreto sugli affitti

Decreto sugli affitti

Decreto del 3 aprile 1871 di separazione tra Stato e Chiesa

Decreto del 3 aprile 1871 di separazione tra Stato e Chiesa

Decreto sul lavoro notturno

Decreto sul lavoro notturno

Decreto del Comitato della Salute Pubblica

Decreto del Comitato della Salute Pubblica

Parigi, quindi, insorse contro il governo centrale e l’Assemblea Nazionale che avevano condotto la Francia al disastro e, animata da un forte orgoglio nazionale, ispirata al blanquismo, al giacobinismo tradizionale e al socialismo anarchico di Proudhon, proclamò la repubblica: era il 28 marzo 1871.
Dopo il crollo dell’impero e dopo la resa alla Prussia di Bismark, la Guardia Nazionale aveva conservato il suo armamento e aveva eletto un comitato centrale. In opposizione al governo Thiers, che aveva sede a Versailles, proprio quando il governo pretese la consegna delle armi e, in particolare, dei cannoni installati sull’altura di Montmartre, si ebbe la rottura definitiva e la proclamazione della Comune rivoluzionaria.
I parigini sperarono che il loro esempio fosse imitato dalle altre città francesi. A Lione, Marsiglia, Tolosa il tentativo però fu facilmente represso. Nonostante l’isolamento i comunardi tentarono diverse riforme radicali: abolirono l’esercito (allora la ferma durava dai 3 ai 5 anni) e lo sostituirono con una struttura armata popolare e volontaria: La Guardia Nazionale.
Fu proclamata la totale separazione dalla chiesa abolendo i privilegi degli ecclesiastici; le fabbriche abbandonate dai padroni furono gestite da cooperative di operai. Fu soppresso il lavoro di notte nei forni e abolita l’istituzione dei sensali del lavoro. Furono occupati gli appartamenti liberi e sospese le sentenze di sfratto e morosità. Furono rimessi ai depositanti tutti gli oggetti del Monte di Pietà che non avessero un valore superiore ai 25 franchi. Ed ancora fu stabilito che gli alti funzionari, come i giudici, fossero eletti e revocabili in qualsiasi momento e fossero retribuiti con salario non superiore a quello di un operaio qualificato. Fu decretata l’abolizione del giuramento politico e professionale…
Questi i principali decreti della Comune a cui si aggiunsero tutti gli altri decreti concernenti i servizi pubblici, l’approvvigionamento di Parigi assediata, le ambulanze, l’assistenza pubblica, la direzione dei musei e della biblioteca, e infine, fu soppressa ogni distinzione tra figli legittimi e naturali, tra sposati e conviventi.

Appello dell'Unione delle donne alle operaie di Parigi

Appello dell’Unione delle donne alle operaie di Parigi

 

 

 

La Comune era orientata verso l’emancipazione completa delle donne che ebbero un ruolo molto importante in questo periodo.
Ecco come le donne della Comune si rivolgono alle donne di Parigi:“Cittadine, sopporteremo più a lungo che la miseria e l’ignoranza facciano dei nostri figli dei nemici, che padre contro figlio, fratello contro fratello, vengano ad uccidersi fra loro sotto i nostri occhi per il capriccio dei nostri oppressori? Cittadine, noi vogliamo essere libere!…”.

 

 

 

 

 

20140518_173712Poiché i comunardi dovettero organizzare le difese alle previste offensive delle autorità di Versailles, molti di quei progetti non ebbero il tempo di essere attuati. La Comune potè realizzare solo iniziative simboliche come l’incendio della ghigliottina sotto la statua di Voltaire e l’abbattimento della colonna Vendome, costruita con il bronzo fuso dei cannoni di Napoleone, e quindi simbolo dell’imperialismo e del militarismo. Intanto il governo Thiers ottenne dal vecchio nemico Bismark la restituzione dei prigionieri di guerra e li riorganizzò in vista della repressione.

Alla fine del mese di maggio, decine di migliaia di soldati comandati dal generale Mac Mahon, gli stessi che si erano arresi ai nemici prussiani, sferrarono un attacco decisivo contro Parigi e in una settimana (21 – 28 maggio), ricordata come “Settimana di sangue”, riuscirono a sconfiggere i comunardi.
Decine di migliaia furono i morti. Al cimitero di Père-Lachaise circa 5000 persone furono fucilate in un sol giorno. Decine di migliaia i condannati e i deportati.

Fuggiremo il riposo
fuggiremo il sonno 
prenderemo al volo
l’alba e la primavera
e prepareremo
giorni e stagioni
a misura dei nostri sogni
Paul Éluard

È sul dorso di queste mani
che ogni fiero ribelle ha posto un bacio.
Esse sono impallidite, meravigliose
al gran sole carico d’amore
sopra il bronzo delle mitraglie
attraverso
Parigi insorta

Arthur Rimbaud

 

ARTICOLO CORRELATO: https://maddalenarobinblog.wordpress.com/2014/03/21/la-comune-di-parigi-18-marzo-28-maggio-1871-vive-la-commune/

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