Piazza Fontana 12 dicembre 1969 – “Il primo atto di guerra civile contro il proletariato”

Pubblicato: 12/11/2014 in Memoria, Storia, Strategia della Tensione
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Non ho parole nuove per la Strage di Piazza Fontana, nulla che non sia già stato detto più e più volte, sempre con la stessa rabbia e il medesimo senso di impotenza.

Quest’anno ho deciso, quindi di lasciare la parola ai compagni di allora.

A distanza di oltre 40 anni queste analisi conservano tutta la loro validità.

 

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Da un volantino del 14 dicembre ’69:
“Dietro gli assassini di Milano non ci sono solo i fascisti veri e propri, ma ci sono, da un lato le forze borghesi più arretrate e parassite […] dall’altro l’ala avanzata e riformista della borghesia che vuole rinsaldare attorno alle istituzioni «repubblicane e democratiche» del patto costituzionale la propria unità di potere nell’oppressione e nello sfruttamento.”

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Da un volantino del Collettivo operai-studenti del 16 dicembre 1969 dal titolo: “I soli assassini sono i padroni”
Sappiamo bene che cosa sia questa democrazia, sappiamo bene che cosa abbia dato questa Repubblica democratica fondata sul sangue dei lavoratori: 91 proletari uccisi (dal ’47 a oggi), 674 proletari feriti, 44.325 operai uccisi in fabbrica dal ’51 al ’66, uno ogni mezz’ora di lavoro. 15.677.070 operai infortunati sul lavoro. 

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Volantino del 16 dicembre 1969

Il reichstag brucia?
 Compagni,
il movimento reale del proletariato rivoluzionario italiano lo sta conducendo verso il punto da cui sarà impossibile – per lui e per i suoi nemici – ogni ritorno al passato. Mentre si dissolvono una dopo l’altra tutte le illusioni sulla possibilità di ristabilire la “normalità” della situazione precedente, matura per entrambe le parti la necessità di rischiare il proprio presente per guadagnarsi il proprio futuro. Di fronte al montare del movimento rivoluzionario, malgrado la metodica azione di recupero dei sindacati e dei burocrati della vecchia e nuova “sinistra”, diviene fatale per il Potere rispolverare ancora una volta la vecchia commedia dell’ordine, giocando questa volta la falsa carta del terrorismo, nel tentativo di scongiurare la situazione che lo costringerà a scoprire tutto il suo gioco di fronte alla chiarezza della rivoluzione. Gli attentati anarchici del 1921, i gesti disperati dei sopravvissuti al fallimento del movimento rivoluzionario di allora, fornirono un comodo pretesto alla borghesia italiana per instaurare, con il fascismo, lo stato d’assedio su tutta la società. Forte – nella sua impotenza – della lezione del passato, la borghesia italiana del 1969 non ha bisogno di vivere la grande paura del moto rivoluzionario, né di aspettare la forza che solo dalla sconfitta di questo le può ancora derivare, per liberarsi delle proprie illusioni democratiche. Oggi essa non ha più bisogno degli errori dei vecchi anarchici per trovare un pretesto alla realizzazione politica della propria realtà totalitaria, ma tale pretesto cerca di fabbricarselo da sola, incastrando i nuovi anarchici in una montatura poliziesca, o manipolando i più sprovveduti fra loro in una grossolana provocazione. Gli anarchici, in effetti, offrono i migliori requisiti per le esigenze del potere: immagine staccata e ideologica del movimento reale, il loro “estremismo” spettacolare permette di colpire in loro l’estremismo reale del movimento.

LA BOMBA Dl MILANO E’ ESPLOSA CONTRO IL PROLETARIATO
Destinata a ferire le categorie meno radicalizzate, per allearle al potere, e a chiamare a raccolta la borghesia per la “caccia alle streghe”: non a caso la strage fra gli agricoltori (Banca Nazionale dell’Agricoltura), solo la paura tra i borghesi (Banca Commerciale). I risultati, diretti e indiretti, degli attentati, sono il loro fine. Per il passato, l’atto terroristico – come manifestazione primitiva e infantile della violenza rivoluzionaria nelle situazioni arretrate, o come violenza perduta sul terreno delle rivoluzioni sconfite – non è mai stato che un atto di rifiuto parziale, e perciò vinto in partenza: la negazione della politica sul terreno della politica stessa. Al contrario, nella situazione attuale, di fronte all’ascesa di un nuovo periodo rivoluzionario, è il Potere stesso che, nel tendere alla propria affermazione totalitaria, esprime spettacolarmente la propria negazione terroristica. In un’epoca che vede rinascere il movimento che sopprime ogni potere separato dagli individui, il Potere stesso è costretto a riscoprire, fino alla prassi cosciente, che tutto ciò che esso non uccide lo indebolisce. Ma la borghesia italiana è la più miserabile d’Europa. Incapace oggi di realizzare il proprio terrore attivo sul proletariato, non le resta che tentare di comunicare alla maggioranza della popolazione il proprio terrore passivo, la paura del proletariato. Impotente e maldestra, nel tentativo di bloccare in questo modo lo sviluppo del movimento rivoluzionario e di crearsi ad un tempo artificialmente una forza che non possiede, rischia di perdere in un sol colpo entrambe le possibilità. E’ così che le fazioni più avanzate del potere (interne o parallele – governative o d’opposizione) hanno dovuto sbagliare. L’eccesso di debolezza riporta la borghesia italiana sul terreno dell’eccesso poliziesco, essa comincia a comprendere che la sua sola possibilità uscire da un’agonia senza fine passa per il rischio della fine immediata della sua agonia. Così il Potere deve bruciare fin dall’inizio l’ultima carta politica da giocare prima della guerra civile o di un colpo di stato di cui è incapace, doppia carta del falso “pericolo anarchico” (per la destra) e del falso “pericolo fascista” (per la sinistra), allo scopo di mascherare e di rendere possibile la sua offensiva contro il vero pericolo, il proletariato. Di più, l’atto con cui oggi la borghesia tenta di scongiurare la guerra civile è in realtà il suo primo atto di guerra civile contro il proletariato. Per il proletariato dunque, non si tratta più evitarla né di incominciarla, ma di vincerla. Ed esso ha ormai incominciato a capire che non è con la violenza parziale che la può vincere, ma con l’autogestione totale della violenza rivoluzionaria e l’armamento generale dei lavoratori organizzati nei Consigli operai. Esso quindi sa ormai di dover respingere definitivamente, con la rivoluzione, l’ideologia della violenza insieme alla violenza dell’ideologia.
Compagni: non lasciatevi fermare qui: il potere e i suoi alleati hanno paura di perdere tutto; noi non dobbiamo avere paura di loro e soprattutto non dobbiamo averne di noi stessi: « non abbiamo da perdere che le nostre catene e tutto un mondo da guadagnare ».
Viva il potere assoluto dei Consigli operai!
GLI amici dell’INTERNAZIONALE

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Da un volantino distribuito da Lotta Continua il 17 dicembre 1969 dal titolo:”No alle bombe dei padroni”
“…gli atti terroristi servono a convincere gli sfruttati che questo ordine democratico è il migliore che si possa avere e che vada preservato, facendo loro dimenticare che è proprio questo ordine democratico a esercitare la sua violenza su di loro giorno per giorno nelle fabbriche, nella scuola, nei quartieri e nelle baracche in cui vivono.”

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“Attentati, bombe, azioni squadristiche, sparatorie contro i compagni. L’aggressione fascista sta diventando guerra civile. […] sono i padroni che l’hanno promossa, sono gli imperialisti che l’hanno voluta, è lo Stato con la sua polizia e con la sua magistratura a sostenerla.”
Brigate Rosse, Comunicato n. 2. Processo popolare contro i fascisti, 25 aprile 1971

“…questo disegno repressivo per ora si estende e mira non tanto alla liquidazione istituzionale dello Stato «democratico» come ha fatto il fascismo, quanto alla repressione più feroce del movimento rivoluzionario.” 
Brigate Rosse, Auto-intervista, settembre 1971

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commenti
  1. Graber ha detto:

    L’ha ribloggato su compagnograber.

    Mi piace

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