23 marzo del 1950 – la rivolta di San Severo

Pubblicato: 03/23/2015 in Rivoluzioni e Rivolte, Storia
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Dal giornale “Epoca”: San Severo, 23 marzo 1950. Alcune donne arrestate vengono tradotte al carcere di Lucera.

Italia, 1950. L’eco degli eccidi di lavoratori a Melissa, Montescaglioso, Modena e, per la Puglia, San Ferdinando, Torremaggiore, rimbalzava nelle città e nelle campagne d’Italia, scatenando la rabbia di chi già sopravviveva afflitto da problemi esistenziali e dalla dura realtà quotidiana.

Il 23 Marzo 1950, a San Severo fu indetto uno sciopero generale per manifestare contro l’uccisione di un lavoratore a Parma il giorno prima, il 22 Marzo.

Le provocazioni alla riuscita dello sciopero furono immediate. In una macelleria del centro storico furono accoltellati da una guardia  scelba in borghese un gruppo di braccianti, che stavano esortando la chiusura per via dello sciopero in atto. Da quell’episodio, i braccianti di San Severo, al grido di “Pane e lavoro!”, si lanciarono  in risposta alle provocazioni della celere scelbiana e dei gruppi di fascisti, che armi in pugno a davano manforte alle violenze – sparava la polizia sparavano i fascisti dai balconi delle loro case – ; furono innalzate le barricate e assaltate le armerie. Anche la locale sede del MSI fu assaltata.

Al termine di un giorno convulso e drammatico, con numerosi feriti e una vittima sul selciato – Michele Di Nunzio, 33 anni – a sedare la rivolta arrivò l’esercito. Carri armati occuparono le vie principali della città. Nei giorni successivi furono arrestate 184 persone, col pesantissimo capo d’accusa di “insurrezione armata contro i poteri dello Stato”. Molte donne furono arrestate; contro gli tutti i prigionieri ci fu un accanimento violento e discriminatorio. Ci furono torture,violenze  ogni genere.

Il processo fu lungo e combattuto e vide protagonista, quale difensore, Lelio Basso, che così pronunciò nell’arringa finale “Questa sentenza voi pronuncerete in nome del popolo,e il popolo in nome del quale parlate,il popolo di cui dovete essere gli interpreti ,non è soltanto il popolo grasso vuol conservare i suoi privilegi, ma è il vasto popolo che comprende tutti i cittadini,soprattutto la grande massa dell’umile gente che lavora,che soffre e che lotta per diventare non più oggetto ma soggetto di storia,e per fare finalmente del nostro paese,secondo il principio affermato dalla Carta fondamentale,una Repubblica democratica fondata sul lavoro. Sia la vostra sentenza degna di questo popolo

Solo dopo due lunghi anni, il 5 aprile 1952, gli imputati furono assolti e rilasciati. I loro figli, nel frattempo, erano stati ospitati, “adottati” (circa 70 bambini) da famiglie di lavoratori del centro-nord, emiliano romagnole, marchigiane e toscane, in segno di solidarietà sociale e politica.

I fatti di San Severo, con la rivolta popolare repressa sanguinosamente dalla celere scelbiana, furono pure all’origine di questo canto, composto dalle donne arrestate e rinchiuse nel carcere di Lucera, che nei loro versi danno la loro versione dei fatti, totalmente travisati dagli organi d’informazione dell’epoca.

Il venditrè di màrzo
succèssë ‘na rruwínë pë ddu bbèllë Sanzëvírë.
Nnànd’â Càmmëra del lavórë
vulèvënë ccídë a li lavoratórë.

‘U cummëssàrjë e Ffratèllë
hànnë pèrzë ‘i cërëvèlle a ndërrugà li fëmënèllë.
Avèvën’a dícë ccúmë dëcévë jìssë
pë rrëstà li comunìstë.

Alleghèt’è jjút’a Rrómë,
purtètë ‘i connutètë dë li pòvërë carcërètë,
ha ppëgghjètë la parólë:
– Caccètë fórë li lavoratórë.

Ha ppëgghjètë la parólë:
– L’avítë mìssë jìndë pë ppèn’e llavórë.

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