Nel giorno dell’anniversario dell’eccidio delle Fosse Ardeatine rivendico l’attentato di via Rasella come azione di guerra partigiana

Pubblicato: 03/24/2015 in Antifascismo, Memoria, Resistenza
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28604_1422022719666_5081386_n23 marzo 1944: Rosario Bentivegna, travestito da spazzino, che trasportò la bomba con la carretta; Franco Calamandrei, che stava di vedetta per indicare a Bentivegna quando il reparto nazista avrebbe imboccato via Rasella e che la miccia per l’esplosione doveva essere accesa; Carla Capponi, Carlo Salinari, Pasquale Balsamo, Guglielmo Blasi, Francesco Cureli, Raoul Falciani,Silvio Serra e Fernando Vitagliano. Questi i nomi dei componenti il commando GAPCentrale Carlo Pisacane, che il compirono l’azione che provocò la morte di 33 soldati nazisti del Polizeiregiment “Bozen” in Via Rasella a Roma.

Come risposta all’azione partigiana, il 24 marzo seguì la rappresaglia tedesca, che prevedeva l’uccisione di dieci civili italiani per ogni soldato nazista morto e che si concretizzò con l’eccidio delle Fosse Ardeatine; in totale furono trucidati 335 prigionieri, le vittime prescelte erano innanzitutto detenuti accusati di fare parte della Resistenza ed ebrei ma, per raggiungere il numero stabilito, furono aggiunti anche detenuti comuni già condannati o in attesa di processo.

Tante parole sono state sprecate allora e negli anni a seguire sul rapporto tra gli attentati partigiani e le rappresaglie tedesche o fasciste e sulle conseguenze (l’eccidio delle Fosse Ardeatine fu il più eclatante) degli attentati compiuti dai partigiani, i quali avevano anche lo scopo di scuotere la maggioranza della popolazione civile dallo stato di attesa passiva in cui versava e di dimostrare la forza della Resistenza e di mobilitare strati sempre più ampi della popolazione contro il regime d’occupazione.

Al vergognoso atteggiamento di chi critica la scelta sofferta e dolorosa della lotta armata, contro l’arroganza di un regime criminale e antiumano alla stomachevole la polemica mossa dai revisionisti vorrei ricordare che l’attentato di via Rasella fu un atto di guerra, e che in guerra si uccide, è inutile girarci intorno; e le guerre di liberazione non fanno eccezione.

A ricordo di come deve essere combattuta una guerra di resistenza, riporto le parole di Carla Capponi: «Noi non avevamo previsto rappresaglie né potevamo piegarci a quel ricatto. Quale reparto di un esercito combattente, consegnarci al nemico sarebbe stato un tradimento: avrebbe significato non solo rinunciare alla lotta, ma anche consegnare con noi notizie preziose di cui eravamo custodi. […] ci era stato detto con chiarezza che alle azioni repressive tedesche si doveva reagire colpo su colpo, che il nemico avrebbe usato tutti i mezzi leciti e illeciti per indurci a desistere, a consegnarci, a rinunciare; che rappresaglie erano state compiute in ogni parte d’Europa e che prima ancora, nella guerra di Spagna, questo drammatico dilemma era stato definitivamente risolto con la scelta di lotta a oltranza. “Chi si consegna al nemico è un traditore” avevano deciso le rappresentanze della Resistenza francese, olandese, italiana. Chi non se la sentiva di stare alle severe, dure regole della lotta clandestina aveva il dovere di rinunciare subito ritirandosi dall’impegno di combattere. A noi non era stata neppure proposta un’alternativa dai nazisti: “Consegnatevi e le vittime designate saranno salve”. Se avessero posta questa condizione, avrebbero certamente messo in crisi la nostra coscienza, ma non avrebbero incrinato le leggi che regolavano il comportamento di fronte al nemico. La nostra sfida era: cercateci, impegnatevi nello scontro con noi ma non infierite con chi non è in grado di difendersi, di combattere. Per noi quell'”ordine” assassino era un crimine contro il quale occorreva mobilitarsi, attaccare con maggiore durezza e determinazione.»

Il sangue versato alle fosse ardeatine è sangue di tutti noi, così come nostro è il sangue di tutte le vittime della barbarie nazifascista e della barbarie del capitale e proprio per questa ragione, contro ogni tentativo di delegittimare la Resistenza e con essa ogni resistenza, contro questo “achtung banditen”, che non si è mai spento oggi, 24 marzo, anniversario dell’eccidio delle Fosse Ardeatine, rivendico ogni azione partigiana di guerra rivoluzionaria compiuta nel corso della nostra storia di comunisti rivoluzionari.

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