14 marzo 1972 – chinano le bandiere rosse segno di lutto per la morte di Giangiacomo Feltrinelli. Un rivoluzionario è caduto.

Pubblicato: 03/14/2016 in Lotta Armata, Lotta di Classe
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8d612173713a569d22d9e2cc010db1adIl 14 marzo 1972 Giangiacomo Feltrinelli, editore e fondatore dei Gruppi d’Azione Partigiana rimase ucciso in una esplosione vicino ad un traliccio dell’alta tensione a Segrate (Milano).
Giangiacomo Feltrinelli, soprannominato Osvaldo (Milano, 19 giugno 1926 – Segrate, 14 marzo 1972), è stato un editore e rivoluzionario italiano.
Fu fondatore della casa editrice Feltrinelli e, nel 1970, dei GAP (Gruppi d’Azione Partigiana), una delle prime organizzazioni armate di sinistra della stagione degli Anni di piombo.
Le ipotesi sulle cause della sua morte sono diverse; il suo corpo fu rinvenuto, dilaniato da un’esplosione mentre stava preparando un’azione di sabotaggio, ai piedi di un traliccio dell’alta tensione a Segrate, nelle vicinanze di Milano. I fautori della disinformazione come strumento controrivoluzionario sostennero ed inventarono di tutto, fino all’omicidio ad opera della CIA in accordo con i servizi italiani. Nel 1979, al processo contro gli ex membri dei Gap (poi confluiti nelle Brigate Rosse) gli imputati, fra i quali Renato Curcio ed Augusto Viel, emisero un comunicato che dichiarava: “Osvaldo non è una vittima, ma un rivoluzionario caduto combattendo. Egli era impegnato in una operazione di sabotaggio di tralicci dell’alta tensione che doveva provocare un black-out in una vasta zona di Milano, al fine di garantire una migliore operatività a nuclei impegnati nell’attacco a diversi obiettivi. Inoltre il black-out avrebbe assicurato una moltiplicazione degli effetti delle iniziative di propaganda armata. Fu un errore tecnico da lui stesso commesso, e cioè la scelta e l’utilizzo di orologi di bassa affidabilità trasformati in timers, sottovalutando gli inconvenienti di sicurezza, a determinare l’incidente mortale e il conseguente fallimento di tutta l’operazione” [Comunicato letto dai prigionieri politici durante il processo Gap-Feltrinelli-Brigate Rosse (1979)].

Sulla morte di Osvaldo le Brigate Rosse fecero una loro inchiesta, il 1 settembre 1974, in un appartamento delle Brigate Rosse a Robbiano del Mediglia fu trovata la registrazione contenente il racconto del compagno (Gunther) che era con Feltrinelli durante l´azione e che aveva raccontato esattamente l’accaduto. La trascrizione riferisce tutto il viaggio dei gappisti, a partire dal ritrovo a Milano e dalla partenza con il pulmino verso Segrate fino a descrivere con precisione la preparazione dell’attentato. L’esplosione viene collocata da Gunther verso le 9 meno 10, 9 meno 5 circa, causata dallo scoppio di un candelotto che Feltrinelli teneva sotto la gamba sinistra: “All’inizio Osvaldo ha i candelotti di dinamite (della carica che serviva a far saltare il longherone centrale) in mezzo alle gambe. […] Si trova impacciato nella posizione, impreca. Sposta i candelotti, probabilmente sotto la gamba sinistra e, seduto con i candelotti sotto la gamba, in modo che li tiene fermi, sembra che prepari l’innesco, cioè il congegno di scoppio. È in questo momento che quello a mezz’aria sul traliccio sente uno scoppio fortissimo. Guarda verso l’alto e non vede nulla. Guarda verso il basso e vede Osvaldo a terra, rotolante. La sua impressione immediata è che abbia perso entrambe le gambe. Va da lui immediatamente e gli dice: “Osvaldo, Osvaldo…”. Non c’è… è scoppiato

Bella la rivendicazione di Potere Operaio in un articolo ancor oggi degno di nota intitolato “Un rivoluzionario è caduto”; eccolo:

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Potere Operaio del Lunedì

26 marzo ’72      Settimanale politico Anno I n° 5      Lire 50

 Un rivoluzionario è caduto

Lo dipingono come un avventuriero, come un deficiente o come un crudele terrorista. Noi sappiamo che dopo aver distrutto la vita del compagno Feltrinelli ne vogliono infangare e seppellire la memoria – come si fa con i parti mostruosi. Sì perché Feltrinelli ha tradito i padroni, ha tradito i riformisti. Per questo tradimento è per noi un compagno. Per questo tradimento i nostri militanti, i compagni delle organizzazioni rivoluzionarie, gli operai di avanguardia chinano le bandiere rosse segno di lutto per la sua morte. Un rivoluzionario è caduto.

Giangiacomo Feltrinelli è morto. Da vivo era un compagno dei GAP (Gruppi d’Azione Partigiana) – una organizzazione politico-militare che da tempo si è posta il compito di aprire in Italia la lotta armata come unica via per liberare il nostro paese dallo sfruttamento e dall’ingiustizia. A questa determinazione Feltrinelli era arrivato dopo una bruciante e molteplice attività – dalla partecipazione alla guerra di liberazione, alla milizia nel PCI, all’impegno editoriale, alla collaborazione con i movimenti rivoluzionari dell’ America Latina. L’indimenticabile ’68, lo aveva spinto ad un ripensamento di tutta la sua milizia politica; la breve ma intensa confidenza con Castro e Guevara gli forniva gli strumenti teorici attraverso cui analizzare il fallimento storico del riformismo e, ad un tempo, la prospettiva da seguire per una ripresa del movimento rivoluzionario in Europa. La forte passione civile, la rivolta ad ogni forma di sopraffazione e di ingiustizia (si pensi all’attenzione con cui ha sempre seguito le rivendicazioni autonomiste delle minoranze linguistiche italiane) lo spingevano a saltare i tempi, a bruciare le mediazioni. É l’inquietudine di cui parla oggi con disprezzo misto a compatimento il “Corriere della Sera”. In realtà è l’inquietudine che porta con sé ogni uomo che non si adatti a vivere come un bue, che nutre un odio profondo per tutti i cani ed i porci dell’umanità. Certo nell’azione di questo compagno ci sono stati errori, ingenuità, improvvisazioni.
Grave soprattutto ci è sembrata e ci sembra, nel programma politico dei GAP, la sottovalutazione delle lotte operaie, della loro capacità di andare oltre il terreno rivendicativo per porre la questione dei rapporti di forza tra le classi cioè del potere politico. Ma i suoi errori, la sua impazienza, appartengono al movimento rivoluzionario e operaio; “assalto al cielo” che da qualche anno migliaia di militanti hanno cominciato a ricostruire dopo decenni di oscurità e di paura. Fanno parte di questo cammino che, come diceva Lenin, non è diritto e piano ma tortuoso e difficile, e dove accanto all’estrema determinazione di percorrerlo non v’è alcuna certezza sui tempi necessari a mandare in rovina lo stato delle cose presenti.
Il compagno Feltrinelli è morto. E gli sciacalli si sono scatenati. Chi lo vuole terrorista e chi vittima. Destra e sinistra fanno il loro mestiere di sempre. Noi sappiamo che questo compagno non è né una vittima, né un terrorista. É un rivoluzionario caduto in questa prima fase della guerra di liberazione dello sfruttamento. É stato ucciso perché era un militante dei GAP. E carabinieri, polizia, fascisti esteri e nostrani lo sapevano e lo sanno benissimo. É stato ucciso perché era un rivoluzionario che con pazienza e tenacia, superando abitudini, comportamenti, vizi, ereditati dall’ambiente alto-borghese da cui proveniva, s’era posto sul terreno della lotta armata, costruendo con i suoi compagni i primi nuclei di resistenza proletaria. É probabilmente vero che la ricerca affannosa che, da mesi, fascisti e servizi segreti vari avevano scatenato per prendere Feltrinelli, si è intensificata dopo il contributo ulteriormente portato dei GAP nello smascheramento dei mandanti e degli esecutori della strage del dicembre del ’69. É probabilmente vero che questo compagno ha commesso, per generosità, errori fatali di imprudenza – cadendo così in un’imboscata nemica la cui meccanica è a tutt’oggi oscura. Quello che è certo è che di questo assassinio si sono fatti complici tutti coloro che cercavano un “mandante ed un finanziatore” per l’attività dei gruppi rivoluzionari. Dal Secolo all’Unità in una paradossale unità d’intenti dopo la manifestazione del giorno 11 a Milano, tutti hanno latrato: vogliamo il mandante, vogliamo il finanziatore. Come se la lotta di strada, la lotta di piazza avesse bisogno di finanziatori. Le bottiglie “molotov” sono generi di largo consumo nell’Italia degli anni 70. Costano poche centinaia di lire. Come dire alla portata di qualsiasi militante. Sono le attrezzatissime bande fasciste, sono i giornali di partito senza lettori, sono le costose campagne di pubblicità elettorale, sono i mastodontici apparati di Partito che richiedono e trovano i finanziamenti di Cefis, di Agnelli, di Borghi, di Ravelli – oltreché il generoso contributo delle casse statali e parastatali. Comunque loro – destra e sinistra – volevano il mandante, il finanziatore. Fascisti e servizi segreti glielo hanno trovato. Un cadavere straziato di un pericoloso rivoluzionario che aveva deciso di far sul serio è diventato utile per la bisogna – perché era Giangiacomo Feltrinelli discendente di una delle famiglie più ricche del paese. Ed i giornali della borghesia si sono affrettati a sputare sopra il cadavere. Con tutto l’odio che si sente per un traditore. Perchè è vero. Giangiacomo Feltrinelli li aveva traditi. Aveva rotto con il suo ed in tre anni densi di attività minuta, continua e coraggiosa era diventato un rivoluzionario. E i miliardari che finanziano i partiti, si drogano al “Number One”, vogliono l’ordine e la morale nelle fabbriche e nelle scuole – e per questo utilizzano le bande fasciste – non possono perdonare questo figlio degenere.

 

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commenti
  1. […] Posted on 21/03/2016 by kleovis Pubblicato: 03/14/2016 in Lotta Armata, Lotta di Classe Tag:14 marzo 1972, Brigate Rosse, GAP, Giangiacomo Feltrinelli, Lotta Armata, Lotta di Classe,Osvaldo, Potere Operaio, rivoluzionari, Segrate, traliccio di Segrate 0 […]

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  2. agenda19892010 ha detto:

    onorare la morte di feltrinelli ! : triste notizia ma è stato un punto di svolta della storia della sinistra marxista nella consapevolezza della strada da seguire .

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