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La mattina del 28 maggio 1974, la mano del fascismo assassino colpisce nuovamente. Una bomba esplode sotto i portici di piazza della Loggia a Brescia, mentre è in corso una manifestazione sindacale antifascista. È strage.Sette lavoratori restano uccisi e oltre novanta feriti.

L’ordigno era stato posto in un cestino portarifiuti e fatto esplodere con un congegno elettronico a distanza. Due istruttorie si susseguono negli anni: la prima, nel 1979, porta a processo diversi esponenti della destra radicale bresciana. In secondo grado, nel 1982, la sentenza di condanna viene annullata. L’assoluzione definitiva per tutti gli imputati arriva con la Cassazione nel 1985. La seconda istruttoria indica come imputati altri esponenti dell’estrema destra fra cui Mario Tuti. Anch’essi saranno prosciolti per insufficienza di prove (1989). Il fascicolo di una terza istruttoria è tuttora pendente presso la Procura di Brescia.th
Nell’aprile del 2007 il Corriere della Sera pubblicò la seguente notizia: “BRESCIA – Sono state depositate le richieste di rinvio a giudizio per sette persone indagate a vario titolo per la strage di Piazza della Loggia del 28 maggio 1974. Lo ha deciso la Procura di Brescia. Sono accusati di concorso in strage: Carlo Maria Maggi, Delfo Zorzi e Maurizio Tramonte mentre gli avvocati Gaetano Pecorella e Fausto Maniaci e il pentito Martino Siciliano dovranno rispondere di favoreggiamento e Vittorio Poggi di ricettazione. Per la strage morirono otto persone e piu’ di 100 rimasero ferite.

 

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