Un fiammifero per penna
sangue versato in terra per inchiostro
l’involto di una garza dimenticata per foglio.
Ma cosa scrivo?
Forse ho solo tempo per il mio indirizzo.
Strano,l’inchiostro s’è coagulato
Vi scrivo da un carcere in Grecia
Carcere militare di Boiati – isolamento 5 giugno 1971  – Era un sabato scrissi questa poesia subito dopo esser stato selvaggiamente picchiato
(Alexandros Panagulis, Prigione militare di Boiati “Vi Scrivo da un Carcere in Grecia”, 1971)

panagulis

Alexandros Panagulis nacque ad Atene il 2 luglio 1939. Figlio di Atena e Basilio Panagulis, colonnello dell’esercito greco. Studente di ingegneria al Politecnico e membro del Comitato centrale della Federazione giovanile del partito “Unione di Centro”, fondatore e capo di “Resistenza Greca”. Partecipò attivamente alla lotta per il ritorno alla democrazia e contro il regime dei colonnelli. Disertore dopo il colpo di stato di Papadopulos, il 13 agosto 1968 fu autore di un attentato contro il dittatore. Fu arrestato, seviziato e condannato a morte: pena da lui stesso sollecitata durante il processo.
La sentenza a morte non venne mai eseguita: forse per paura che la sua morte lo trasformasse in un eroe, simbolo della lotta contro il Potere, della lotta contro il tiranno. Ma simbolo lo divenne comunque, anche da vivo.

Durante l’arresto Alexandros rifiutò di cooperare con la giunta e fu vittima di atroci torture sia fisiche sia psicologiche. Evase dalla prigione di Bogiati (S.F.B.) il 5 giugno 1969 ma fu presto di nuovo catturato e condotto provvisoriamente al campo di Goudi. Infine fu destinato ad un esilio solitario a Bogiati, dal quale tentò varie volte di evadere senza risultato.
Trascorse cinque anni rinchiuso in una cella di un metro e mezzo per tre, poi Papadopulos gli concesse la grazia. Una volta caduta la Giunta, fu eletto come deputato in Parlamento: ma la sua lotta contro il Potere non era ancora finita: perché in Grecia non si poteva ancora parlare di democrazia. Non dava requie a nessuno, meno che mai al ministro della di Difesa Averoff: uomo che col passato regime aveva tenuto rapporti non chiari.
Alekos sapeva che esistevano documenti in grado di provare l’ex collaborazionismo del ministro, ma due giorni prima della presentazione in Parlamento di quei documenti (1 maggio 1976), rimase ucciso in un incidente automobistico.
Difficile pensare ad una semplice coincidenza. Ai suoi funerali partecipò un milione e mezzo di persone.

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