La torsione del lutto, di Nicola Valentino (da baruda.net)

Pubblicato: 04/28/2020 in Articoli irrinunciabili di altri blog, Vivo spettinata
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Un articolo bellissimo, che toglie il fiato  nel senso reale dell’espressione; infatti l’ho letto in apnea ed ho ricominciato a respirare solo dopo l’ultima parola. Sono brani dall’opera di Nicola Valentino “Senza corpo non si può vivere completo“, pubblicati nel sito Baruda.net (che fornisce anche l’url del testo integrale)
Valentina inizia con una breve introduzione, poi lascia che le parole di Nicola Valentino scorrano dentro il lettore, sempre più incisive.
L’articolo inizia così:

UN’EMOZIONE ED UN PIACERE OSPITARE QUEST’OPERA DI NICOLA VALENTINO.
Di Nicola, e con Nicola, c’è molto materiale su questo blog che fareste benissimo ad andarvi a leggere, una boccata di libertà le sue parole, sempre.
Così come quel che costruimmo nell’ergastolo di Santo Stefano, e che speriamo di ricominciare presto a vivere e costruire insieme.
Un diario pittorico scritto in questo periodo di quarantena e dedicato a Salvatore Ricciardi e Gigi Novelli.
Questi stralci provengono da un testo che potete integralmente leggere qui: 
Senza corpo non si può vivere completo 
“Senza corpo non si può vivere” è il titolo della serie di opere che ho creato tra i mesi di marzo e aprile del 2020.
Dal nove marzo mi ritrovo, come la quasi totalità delle persone in Italia, recluso agli arresti domiciliari per ragioni sanitarie collegate all’epidemia Covid-19, senza alcuna possibilità di uscire se non per limitatissime necessità, da dimostrare in caso di controllo delle forze di polizia. Appena questa condizione è stata istituita, nel mio corpo sono affiorate tutte le memorie dell’esperienza di reclusione all’ergastolo. Gli ultimi cinque anni della pena li ho trascorsi infatti in libertà condizionale con misure di libertà vigilata a ben vedere meno restrittive delle attuali. In questa nuova condizione infatti mi ritrovo con tutte le relazioni sociali: lavorative, affettive, amicali, ricreative, occasionali, amputate nella loro dimensione di scambio fra corpi, e un corpo de-socializzato viene ad essere minato nella sua umanità.
Ma oltre a questa reclusione domiciliare desocializzante il dispositivo che la nuova condizione ha maggiormente suscitato dal passato è che ogni decisione sulla mia vita sarà presa dallo Stato, nella forma ancora più ristretta del Governo: è lo Stato che ha deciso questo arresto, sarà lo Stato a determinarne modalità e durata in base a proprie valutazioni di ordine sanitario, politico, di opportunità… senza che né io e né a ben vedere altri milioni di persone in Italia, possiamo avere alcuna voce in capitolo. Questa impossibilità a decidere e ad autodeterminarsi in relazione con l’ambiente circostante è ciò che è stato definito anche come situazione estrema.

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