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Il pugno di Salvo
foto di Valentina Perniciaro – Baruda

Domani, sabato 11 aprile, l’ultimo saluto a Salvatore Ricciardi nel quartiere San Lorenzo. Se non stessimo vivendo questa aberrante situazione di emergenza, lo avremmo accompagnato tutti noi che lo abbiamo incontrato conosciuto e amato, tutti coloro per i quali Salvo era una voce nell’etere, o che hanno letto le sue parole nel blog Contromaelstrom e nei bellissimi libri che ha scritto; saremmo stati in tanti a stringerci attorno a lui.

Questo ci è negato e ci fa soffrire.
Sarebbe bello che domani nelle nostre pagine sui social, nei blog, ovunque la rete ce lo permetta si alzasse un pugno con hashtag #unpugnopersalvo in segno di saluto e rispetto per questo Grande Uomo, che ci ha lasciato ma che sarà per sempre vivo e sorridente nei nostri cuori.
Credo che a Salvo sarebbe piaciuto per questo domani il mio pugno si alzerà.
«Ci sono uomini che lottano un giorno e sono bravi,
altri che lottano un anno e sono più bravi,
ci sono quelli che lottano più anni e sono ancora più bravi,
però ci sono quelli che lottano tutta la vita:
essi sono gli indispensabili».
Bertolt Brecht

Era inevitabile che mi tornassero in mente queste parole, perché Salvo, o “il Vecchio” come in molti lo conoscevano, è uno di quelli che per tutta la vita hanno lottato per costruire una società diversa, senza le morti sul lavoro, le galere, la scuola selettiva, le gerarchie e le guerre.

Ha iniziato da giovanissimo, forse istintivamente in un’Italia del dopoguerra, dove chi aveva combattuto per la Resistenza si barcamenava per sopravvivere e dove gli sciacalli del mercato nero ed i fascisti continuavano a spartirsi privilegi e posti di comando, poi in quel famigerato luglio del 1960, il luglio di Tambroni, dei fatti di Genova e della strage di Reggio Emilia.

È stato protagonista delle grandi battaglie sul lavoro, prima in un cantiere edile (stiamo parlando degli scioperi del 1962-63, quando in ballo c’erano la domenica intera di riposo, le otto ore, il salario annuo garantito e la cassa edile) poi come tecnico nelle ferrovie.

Ha svolto un’intensa attività sindacale partendo dalla CGIL fino ad essere uno dei protagonisti della fondazione dei comitati di base dei ferrovieri all’inizio degli anni 70.

Il 67 della Grecia dei colonnelli, le battaglie del ’68, l’autunno caldo, la scelta di lotta armata come militante delle brigate rosse e le lotte contro l’invivibilità dei carceri speciali con la rivolta di Trani, una vita di lotta che non ha mai mostrato stanchezza o cedimenti fino all’ultimo giorno della sua vita.

Tutto questo è Salvo e molto di più, Salvo è un Indispensabile

papa81Buon compleanno Lelio, mi manchi.
Il mio cuore è pieno di tutte le parole che avrei voluto dirti, che non ho detto per orgoglio, perché si pensa sempre che sia altra occasione, perché i padri sembrano eterni agli occhi delle figlie innamorate.
Padre, amico, compagno, amato e odiato come solo a 16 anni si può odiare, il tuo amore mi accompagna in ogni istante e sempre più spesso scopro nelle mie parole le tue lezioni di vita, a volte noiose, i tuoi rimproveri, i valori che mi hai trasmesso, la tua voglia di giocare e di vivere senza mai scendere a patti con la tua coscienza.
Vorrei vederti, anche solo una volta ancora, entrare in casa danzando con negli occhi la felicità nel vederci
vorrei sentire l’orgoglio che dal tuo cuore sgorgava quando pronunciavi le parole “mia figlia”.

Ci sono momenti in cui la tua assenza è una violenza insopportabile per il mio cuore, e allora vado a cercare le vecchie mail che ci siamo scritti, ascolto la musica che ci scambiavamo o semplicemente ti penso e ti parlo e ti vedo seduto davanti a me con quel sorriso mezzo dolce e mezzo ironico, mentre mi chiami “la mia pupilla”.  Questa sera è uno di quei momenti, questa sera ho bisogno di parlare con te. Mi manchi Magister.

Nella vera amicizia, quella che intendo io, le anime si mescolano, si intrecciano, si confondono l’una con l’altra in un legame così stretto da annullare e far dimenticare la connessione che le ha unite. Se qualcuno volesse farmi dire perchè volevo bene a un amico, sento che potrei solo rispondere: perchè era lui, perchè ero io.
Michel de Montaigne

A LELIO, MIO PADRE

Pubblicato: 05/05/2014 in AMORE, Vivo spettinata
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“Fare calcoli? Tremare? Arrovellarsi? Preferire una visita a un paio di versi sparsi?
Stendere delle suppliche? O farsi commendare?
No, grazie. No, grazie! No, grazie!!
Ma cantare, sognare, ridere. Splendido. Da solo, in libertà.
Aver l’occhio sicuro, la voce in chiarità. […]
Fantasticare, a caccia non di gloria o di fortuna, su un viaggio a cui si pensa, sulla luna!
Se poi viene il trionfo, ebbene fatti suoi, ma mai, mai diventare un “come tu mi vuoi”.
E se pur quercia o tiglio davvero non si è… se vuoi proprio non alto, ma farcela da sé
Troppo presto hai portato sulla luna “l’indomita purezza del tuo pennacchio,
eppure, dopo 16 anni, mi basta chiudere gli occhi per credere che tu sia ancora qui e vederti, mentre cammini in quei boschi che amavi tanto, oppure mentre poti le tue rose.
Mi manchi, mi manchi ancora … più ti penso e più mi manchi, come mancano i colori a chi non vede più.
Mi manca il tuo sorriso, quando dalla finestra sulla piazza ti vedevo arrivare e guardare su, per vedere se ero affacciata, sento ancora il tuo cantare stonato … “Noi vogliam Dio in camicia rossa e la madonna col mitra in man e San Giuseppe in motocicletta a far la staffetta da partigian”… .
Mi mancano le litigate epocali per la politica, “Il partito, il partito, il partito!”, “io sono di un’altra razza … viva l’autonomia operaia!” non era vero, non sono di un’altra razza … c’è qualche differenza ma sono sempre figlia tua.
Ho il tuo sangue nelle vene e ci somigliamo così tanto!
Da te ho imparato a vivere, a sorridere, a superare con tenacia il momento della prova …
Neppure io amo la tristezza, spesso sogno ad occhi aperti e ancora credo nella necessità di continuare la lotta sempre e comunque: “Che importa, io mi batto, io mi batto, io mi batto!”.
Il tuo ultimo, immenso dono: “Se avessi potuto ordinare una figlia, non avrei osato chiedere che fosse come te … sarebbe stato chiedere troppo”.
Il tuo nome, oggi è scolpito nel marmo, insieme a due date, ma il tuo cuore non è sepolto sotto quella lapide: tu non sei lì … sei nei campi soleggiati che hai conosciuto, nell’ottimismo che avevi, nella gioia che hai saputo dare… ancora vivi nel profumo dei fiori che amavi tanto, nel sorriso che hai lasciato in chi ti ha amato, e nelle lacrime di chi ti ricorda.
“fiore, ape, lagrima, pane, tempesta” non pronuncio il tuo nome … tu vivi in me.

BUON COMPLEANNO BABBO