Posts contrassegnato dai tag ‘Salvatore Ricciardi’

Un articolo bellissimo, che toglie il fiato  nel senso reale dell’espressione; infatti l’ho letto in apnea ed ho ricominciato a respirare solo dopo l’ultima parola. Sono brani dall’opera di Nicola Valentino “Senza corpo non si può vivere completo“, pubblicati nel sito Baruda.net (che fornisce anche l’url del testo integrale)
Valentina inizia con una breve introduzione, poi lascia che le parole di Nicola Valentino scorrano dentro il lettore, sempre più incisive.
L’articolo inizia così:

UN’EMOZIONE ED UN PIACERE OSPITARE QUEST’OPERA DI NICOLA VALENTINO.
Di Nicola, e con Nicola, c’è molto materiale su questo blog che fareste benissimo ad andarvi a leggere, una boccata di libertà le sue parole, sempre.
Così come quel che costruimmo nell’ergastolo di Santo Stefano, e che speriamo di ricominciare presto a vivere e costruire insieme.
Un diario pittorico scritto in questo periodo di quarantena e dedicato a Salvatore Ricciardi e Gigi Novelli.
Questi stralci provengono da un testo che potete integralmente leggere qui: 
Senza corpo non si può vivere completo 
“Senza corpo non si può vivere” è il titolo della serie di opere che ho creato tra i mesi di marzo e aprile del 2020.
Dal nove marzo mi ritrovo, come la quasi totalità delle persone in Italia, recluso agli arresti domiciliari per ragioni sanitarie collegate all’epidemia Covid-19, senza alcuna possibilità di uscire se non per limitatissime necessità, da dimostrare in caso di controllo delle forze di polizia. Appena questa condizione è stata istituita, nel mio corpo sono affiorate tutte le memorie dell’esperienza di reclusione all’ergastolo. Gli ultimi cinque anni della pena li ho trascorsi infatti in libertà condizionale con misure di libertà vigilata a ben vedere meno restrittive delle attuali. In questa nuova condizione infatti mi ritrovo con tutte le relazioni sociali: lavorative, affettive, amicali, ricreative, occasionali, amputate nella loro dimensione di scambio fra corpi, e un corpo de-socializzato viene ad essere minato nella sua umanità.
Ma oltre a questa reclusione domiciliare desocializzante il dispositivo che la nuova condizione ha maggiormente suscitato dal passato è che ogni decisione sulla mia vita sarà presa dallo Stato, nella forma ancora più ristretta del Governo: è lo Stato che ha deciso questo arresto, sarà lo Stato a determinarne modalità e durata in base a proprie valutazioni di ordine sanitario, politico, di opportunità… senza che né io e né a ben vedere altri milioni di persone in Italia, possiamo avere alcuna voce in capitolo. Questa impossibilità a decidere e ad autodeterminarsi in relazione con l’ambiente circostante è ciò che è stato definito anche come situazione estrema.

Continua a leggere su baruda.net

ciao-salvoIl saluto che compagni e amici romani hanno voluto donare ieri a Salvatore Ricciardi è terminato con 16 automezzi della polizia e dei carabinieri, tra cui 7 blindati, intervenuti per bloccare le vie di san Lorenzo, elicotteri che volteggiavano su via dei Volsci, una trentina di persone identificate e il quartiere alle finestre. Una signora con le buste della spesa in mano indignata per l’occupazione poliziesca se n’è andata esclamando: «manco le Brigate rosse». Salvatore Ricciardi si è fatto riconoscere. Immediatamente le cronache online di alcuni giornali e siti di informazione (?), ripresi stamani anche da quotidiani come Repubblica, Giornale Messaggero, hanno diffuso una versione  dei fatti che definire fantasiosa è ancora poco, parlando di un corteo che per alcuni sarebbe partito dalla camera ardente del policlinico Umberto I, dove il corpo di Salvo è stato esposto per l’ultimo saluto di familiari ed amici, per poi dirigersi verso le strade di san Lorenzo fin sotto la sede di Radio Onda Rossa. Qui addirittura ci sarebbe stato un uso degli idranti per disperdere la folla in corteo… Nulla di tutto questo è avvenuto. Non sappiamo come si sia diffusa questa narrazione falsa della mattinata, forse si è trattato di un tentativo di giustificare ex-post l’imponente dispositivo di polizia mobilitato senza motivo sulla scia della circolare del ministero dell’Interno che ha lanciato allarmi contro possibili tensioni sociali e mobilitazioni delle «aree estremiste». Nel corso delle settimane, con un crescendo assai preoccupante, le forze dell’ordine hanno accentuato il loro margine di autonomia interpretativa delle misure restrittive previste nei decreti anticovid, accrescendo l’approccio repressivo rispetto all’iniziale atteggiamento dissuasivo, alimentando paure fantasmatiche per giustificare l’accrescimento del loro ruolo. L’azzeramento degli spazi sociali, la desertificazione urbana, la reclusione abitativa, l’annullamento della dialettica politica e sociale, hanno creato un vuoto che inevitabilmente viene occupato da altre forze. Bisognerà, appena le condizioni sanitarie lo permetteranno, tornare a riprendere le piazze, animare le strade e i marciapiedi, rioccupare la città, ridare vita ad una intensa dialettica sociale e politica.
continua a leggere su insorgenze.net

Il pugno di Salvo
foto di Valentina Perniciaro – Baruda

Domani, sabato 11 aprile, l’ultimo saluto a Salvatore Ricciardi nel quartiere San Lorenzo. Se non stessimo vivendo questa aberrante situazione di emergenza, lo avremmo accompagnato tutti noi che lo abbiamo incontrato conosciuto e amato, tutti coloro per i quali Salvo era una voce nell’etere, o che hanno letto le sue parole nel blog Contromaelstrom e nei bellissimi libri che ha scritto; saremmo stati in tanti a stringerci attorno a lui.

Questo ci è negato e ci fa soffrire.
Sarebbe bello che domani nelle nostre pagine sui social, nei blog, ovunque la rete ce lo permetta si alzasse un pugno con hashtag #unpugnopersalvo in segno di saluto e rispetto per questo Grande Uomo, che ci ha lasciato ma che sarà per sempre vivo e sorridente nei nostri cuori.
Credo che a Salvo sarebbe piaciuto per questo domani il mio pugno si alzerà.
«Ci sono uomini che lottano un giorno e sono bravi,
altri che lottano un anno e sono più bravi,
ci sono quelli che lottano più anni e sono ancora più bravi,
però ci sono quelli che lottano tutta la vita:
essi sono gli indispensabili».
Bertolt Brecht

Era inevitabile che mi tornassero in mente queste parole, perché Salvo, o “il Vecchio” come in molti lo conoscevano, è uno di quelli che per tutta la vita hanno lottato per costruire una società diversa, senza le morti sul lavoro, le galere, la scuola selettiva, le gerarchie e le guerre.

Ha iniziato da giovanissimo, forse istintivamente in un’Italia del dopoguerra, dove chi aveva combattuto per la Resistenza si barcamenava per sopravvivere e dove gli sciacalli del mercato nero ed i fascisti continuavano a spartirsi privilegi e posti di comando, poi in quel famigerato luglio del 1960, il luglio di Tambroni, dei fatti di Genova e della strage di Reggio Emilia.

È stato protagonista delle grandi battaglie sul lavoro, prima in un cantiere edile (stiamo parlando degli scioperi del 1962-63, quando in ballo c’erano la domenica intera di riposo, le otto ore, il salario annuo garantito e la cassa edile) poi come tecnico nelle ferrovie.

Ha svolto un’intensa attività sindacale partendo dalla CGIL fino ad essere uno dei protagonisti della fondazione dei comitati di base dei ferrovieri all’inizio degli anni 70.

Il 67 della Grecia dei colonnelli, le battaglie del ’68, l’autunno caldo, la scelta di lotta armata come militante delle brigate rosse e le lotte contro l’invivibilità dei carceri speciali con la rivolta di Trani, una vita di lotta che non ha mai mostrato stanchezza o cedimenti fino all’ultimo giorno della sua vita.

Tutto questo è Salvo e molto di più, Salvo è un Indispensabile

 

“Cosa va fatto oggi lo decide chi fa, coloro che fanno, non chi guarda. E dovranno decidere per evitare di nascondersi… dietro il “tempo che passa” e continuare a vivere nello spaesamento totale.” Sono le parole conclusive di questo bellissimo articolo di Salvo, che non posso fare a meno di pubblicare. Leggetelo … e poi rileggetelo e infine fatevi la giusta domanda: “Che fare?”

contromaelstrom

Il tempo, l’amore e la lotta di classe

Ciascuno e ciascuna di noi ha una sua particolare idea dell’amore. La letteratura ci fornisce una varietà infinita di concezioni dell’amore nelle diverse epoche storiche, nelle diverse culture, nei diversi strati sociali.

Ad esempio: l’amore cavalleresco, quello romantico, l’amore eterno, l’amore fisico, quello spirituale, l’amor filiale, quello materno e quello paterno, quello appassionato, l’amore platonico, l’amor muliebre, l’amor di patria, l’amore divino, ecc., ecc. (Kollontaj)

tempoMa il tempo che rapporto ha con l’amore? Il tempo ha un ruolo nella concezione che ciascuno/a ha dell’amore. Per esempio rispetto alla sua durata. Alcune parole sono state prodotte per rappresentare rapporti d’amore a seconda della loro durata e dell’intensità: “mi sto facendo una storia con…” vuol dire sto avendo un rapporto sentimentale di non-lunga durata; oppure “mi vedo con tizio/a…” è un rapporto non molto coinvolgente e forse ancor più breve…

View original post 765 altre parole

rimini-locandina_carcere

“Uscito dal carcere dopo tanto tempo, rientrando nella società mi sono accorto di un cambiamento avvenuto nel linguaggio di quelli che erano diventati, di nuovo, miei concittadini. Il passare del tempo aveva prodotto l’uso di aggettivi forti, superlativi: ‘assolutamente, pazzesco, agghiacciante, spaventoso’, per compensare pensieri e passioni sempre più deboli” (Salvatore Ricciardi “Cos’è il carcere”)

prisontue1Cos’è il carcere? Difficile dirlo per chi non c’è mai stato; possiamo immaginarlo dalle esperienze raccontate ma anche così non riusciremo mai a capire cosa davvero significhi la privazione della libertà. Allora forse è meglio cambiare domanda e chiederci “cosa sappiamo del carcere?”: In una parete di una cella di detenzione del castello sforzesco di Ferrara si legge “Quando penso alla mia sorte, l’esser posto giovane …. de fortuna crudele…”. Scorrono gli anni, cambiano le strutture carcerarie, cambiano i nomi dei detenuti, ma non cambiano le “sorti”. Il carcere è un luogo di sopraffazione e violenza, un luogo di abusi quotidiani dal quale bisogna far attenzione a non farsi schiacciare perché “se ne vieni sopraffatto arriva la depressione” e in carcere è sin troppo facile morire suicidi … o suicidati. È una zona nel nulla spazio temporale, dove perdendo il senso dei giorni si impara cosa veramente sia il tempo e dove, privati della seppur minima possibilità di autogestione, si impara di quante piccole cose sia composta la libertà, e quanto siano meravigliose ed importanti, nella loro infinita piccolezza, tutte quelle minime cose che possono costruire la libertà di un qualcuno, e di una classe “Tu sei sempre lì, entri ed esci dalla cella e preferisci non collegare quelle tue ripetitive mosse a qualcosa di definito. Ripetitive come l’alito della vita e come tutte le carceri, inebriate da intervalli regolari”. Per la soddisfazione dei tanti “liberi” giustizialisti d’accatto, che sotto la falsa egida della legalità, magari all’indomani di qualche sentenza mediatica, sproloquiano su quanto siano pochi gli anni di carcere affibbiati a qualcuno, in carcere non si trova il sonno facilmente, e quando finalmente ci si riesce, Il risveglio è sempre violento, accompagnato dal metallo urlante delle sbarre, dalle perquisizioni, dalle maledizioni. Ad ogni risveglio brutale non si sente la mancanza delle parole dolci, delle carezze, che fanno parte della vita; solo dopo, solo “fuori” dal carcere, ci si accorgerà di quanto “siamo tutti spilorci di tenerezze”. Sappiamo che quando se ne esce si sarà per sempre degli “ex”, come se il “fine pena mai” fosse il marchio che tutti accomuna. Ma soprattutto sappiamo che il carcere è un luogo del tutto inutile, prima ancora che disumano, una istituzione contro cui combattere tutti con tutte le forze, perché finché una sola galera esisterà nel mondo non potrà esserci nessuna liberazione e la lotta contro il carcere è una componente essenziale della lotta per la conquista della libertà.

Associazione Mariano Ferreyra
Maddalena Robin e Leandro Silvio Evangelista

10678_813390045392762_5986044145363098549_n

Uscirà a breve il nuovo libro di Salvatore Ricciardi: “Cos’è il carcere – Vademecum di resistenza” edito da Derive Approdi con la prefazione di Erri De Luca.
Una dura critica del carcere ed una testimonianza di chi questa realtà ha vissuto a lungo in prima persona, nell’ottica di svelare cosa veramente il carcere sia e, al tempo stesso, di fornire strumenti di lotta sopravvivenza e dibattito contro questo abominio.

Nella sua presentazione Salvo scrive: “Ho cercato di mettere per scritto tutte le brutture e le assurdità che il carcere mi ha lasciato addosso nei lunghi decenni in cui mi ha trattenuto. Il tentativo è di rilanciare una forte critica del carcere e un’adeguata resistenza; aprire le menti alla sua abolizione, con una pratica adeguata. Ho provato a ripercorrere quegli spazi devastati e quel tempo stagnante del carcere per raccontarlo. Ma anche quella profonda umanità e combattività della popolazione rinchiusa che, non volendo soccombere, pur nelle obbligate ristrettezze, ha elaborato strumenti di comunicazione e linguaggi per resistere all’annientamento e che, in alcuni periodi, le hanno fatto assumere, insieme alla classe operaia e ad altri settori sociali, il ruolo di soggetto della trasformazione rivoluzionaria della società. Se sono riuscito nell’intento lo direte voi; se questo libro potrà essere un altro strumento di tutte e tutti per riconquistare una critica abolizionista al carcere, lo diranno i dibattiti che questo libro, spero, potrà sollecitare“. leggi qui

Il cartaceo non è ancora disponibile, ma mi auguro che non appena potremo averlo saremo in molti ad aprire un dibattito sull’argomento, nelle sale di lettura, nei circoli e, perché no, sul web. L’importante è che di carcere si parli, che lo si conosca, che lo si combatta per avvicinare il tempo della sua abolizione.

Cos’è il carcere

Qui ,sul sito dell’editore potete trovare la scheda ed un assaggio del libro

 

«Ho finito di leggere il più completo manuale di istruzioni per futuri carcerabili. Questa categoria comprende la grande maggioranza della popolazione, guardie incluse, perciò è lettura da raccomandare».
(Erri De Luca)

Il 14 gennaio 2013 moriva da prigioniero Prospero Gallinari. Per ricordarlo oggi, dopo due anni, voglio pubblicare il saluto a lui scritto da Salvatore Ricciardi, suo compagno di organizzazione e di carcere

contromaelstrom

ProsperoStanotte (14 gennaio 2013) è morto Prospero Gallinari.

Una vita dedicata alla lotta di classe rivoluzionaria. Un compagno, un amico, un fratello per me e per quelle compagne e quei compagni che con lui hanno lottato, condividendo un percorso scabroso e difficile, mettendo in gioco la propria esistenza, per raccogliere e rilanciare la spinta rivoluzionaria che proveniva dal cuore stesso della classe operaia: le grandi fabbriche e le periferie metropolitane.

Ciao Prospero! Oggi non trovo altre parole per ricordare i tanti giorni, mesi, anni, passati insieme calpestando gli stessi metri del pavimento di una cella o le spianate di cemento dei cortili ingabbiati delle carceri speciali.

In quegli spazi angusti, in quelle gabbie, si camminava insieme, si  ricordava insieme, si ragionava insieme, si criticava e ci criticavamo; e si continuava a progettare percorsi rivoluzionari. Oggi altre braccia raccoglieranno quelle idee e su altre giovani gambe continueranno il cammino per farla…

View original post 21 altre parole

salvoPubblico di seguito una intervista, o meglio una chiacchierata tra due compagni, Salvatore Ricciardi e Michele Castaldo, presa dal blog di Salvatore.
Mi sembra imprescindibile leggere queste parole perché Salvatore Ricciardi è uno di quelli che lottano da tutta la vita contro il capitale e per costruire una società diversa, senza le morti sul lavoro, le galere, la scuola selettiva, le gerarchie e le guerre. G
li uomini come Salvo sono quelli che hanno fatto la storia, la nostra storia, quella scritta da chi non ha mai voluto chinare la testa ai poteri, non ha mai accettato le false “verità” proposte dai media ed ha cercato di cambiare il corso degli eventi proponendo una rivoluzione.
Stiamo vivendo tempi terribili, dove le manovre economiche di macelleria sociale, le repressioni, i revisionismi stanno distruggendo la parte migliore di noi, in questa situazione è ovvio che dobbiamo continuare a lottare per la qualità della nostra vita.  Ma saperlo non basta, partire a testa bassa serve a poco e allora fermiamoci un momento a riflettere, a riannodare i fili della storia delle lotte operaie delle giuste rivendicazioni delle conquiste del passato quelle conquiste che ci stanno rubando ad una a una implacabilmente, giorno dopo giorno. R
iprendiamo coscienza del nostro passato per poterci conquistare un futuro.
Che questi pensieri, queste riflessioni sulla società odierna, riletta alla luce dell’esperienza di chi ha vissuto le grandi lotte degli anni ’70, ci siano di stimolo a non chinare mai la testa e continuare a combattere.

Ho sempre tentato. Ho sempre fallito. Non discutere. Fallisci ancora. Fallisci meglio.” [Samuel Beckett]

 

contromaelstrom

Intervista a Salvatore Ricciardi e Michele Castaldo

E’ una sorta di chiacchierata a ruota libera fra vecchi compagni con esperienze e percorsi diversi che passeggiano nei giardini di un quartiere di periferia, senza nulla pretendere, perché sono più le domande inevase che le risposte che vengono fornite alle questioni poste.

D’altronde le risposte verranno dallo sviluppo delle lotte, dei movimenti e dalla loro determinazione anticapitalista.

Queste le domande che ci siamo posti reciprocamente:

D. Guardando oggi la realtà sociale in Italia e nel mondo, cosa vi viene immediatamente da pensare rispetto a quella che abbiamo vissuto negli anni 70?

R. di Salvatore

Dal punto di vista del conflitto la differenza è notevole. Negli anni 60 e 70 la classe operaia si è alzata in piedi, si è organizzata su contenuti antagonisti nei posti di lavoro, e così il proletariato nei quartieri popolari nelle grandi città: Roma, Milano, Napoli, Palermo e…

View original post 6.749 altre parole